Adesione dell’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca Italiani all’assemblea nazionale per l’Università Bene Comune – Bologna, 24 marzo 2012

Valorizzazione dell’alta formazione accademica – Un interesse di tutti.

I dottorandi e i dottori di ricerca Italiani vivono di paradossi da molto tempo. Rispetto ai loro omologhi europei sono molti meno ma allo stesso modo non trovano sbocchi professionali. in patria sono umiliati giornalmente, sia personalmente che collettivamente, ma sono osannati e ricercati non appena varcano i confini nazionali. I dottorandi sono trattati come studenti ma si sobbarcano forse la maggior parte del lavoro per la prosecuzione della ricerca scientifica. I precari della ricerca e della docenza sono considerati collaboratori esterni all’università, una sorta di freelance della conoscenza. In realtà sono i meno autonomi (sia professionalmente che socialmente) costantemente sotto ricatto. Sono spacciati come un sovrappiù accessorio ma in realtà sono quelli che più di tutti reggono in piedi l’università italiana. Sono strutturalmente indispensabili, ma mai viene loro riconosciuta la profonda appartenenza alle strutture accademiche. Sempre ospiti, anche un po’ disconosciuti, che reggono però l’intera baracca.

Oltre alla profonda ingiustizia di questa situazione vogliamo mettere in chiaro come valorizzare l’alta formazione accademica non sia un’interesse di categoria, che sarebbe assolutamente legittimo, ma anche e sopratutto, un interesse comune. Nella competizione mondiale (che non abbiamo mai scelto) di cui si sono fatti fautori i governanti che hanno giocato sulle nostre teste da anni,  solo l’avanzamento scientifico e la produzione immateriale di altissimo livello può rappresentare una via di sopravvivenza. Eppure proprio quelli che continuano a blaterare che l’innovazione è il vero volano per la fatidica “crescita” e per l’osannata “competitività”, hanno continuato a sottrarre fondi e dignità a tutti quelli che di questa di innovazione rendevano vita quotidiana. Continuare ad abbassare i costi (del lavoro, degli investimenti) non solo ci ha messo ai margini della competizione ma anche trascinato in una condizione di totale incapacità di reazione ad una crisi economica planetaria.

Anche la lotta per i diritti, diritti di tutti, dottorandi, assegnisti e precari in generale, è un interesse comune. Perché assenza di diritti non è solo umiliazione ma vuol dire ricattabilità. E la ricattabilità porta ad ogni tipo di distorsione democratica. Porta al nepotismo e alle pratiche tutt’altro che trasparenti che i ricattati solo con enormi sacrifici possono avversare. L’emancipazione e la fuoriuscita dal ricatto è la via per la buona gestione degli spazi comuni.

Noi rifiutiamo fermamente l’idea di Università pubblica come spreco, l’idea della formazione come inutile vezzo di chi farebbe bene ad accontentarsi di lavori umili. Per questo l’ADI – Associazione Dottorandi e dottori di ricerca Italiani aderisce all’Assemblea nazionale per lUniversità Bene Comune (Bologna, 24marzo 2011).

http://www.dottorato.it/adi/notizie/531-ladi-aderisce-allassemblea-nazionale-per-luniversita-bene-comune-bologna-24-marzo

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