Un progetto di ricerca: “L’Università democratica” – Partecipazione e trasparenza per la costruzione di una nuova università pubblica

L’UNIVERSITÀ DEMOCRATICA

Partecipazione e trasparenza per la costruzione di una nuova università pubblica

Premessa

La riforma Gelmini è stata elaborata senza che venisse messo in campo alcun processo conoscitivo che gettasse luce sullo stato reale dell’università italiana. Piuttosto, si è giustificata la necessità di una riforma ‘punitiva’ estrapolando e generalizzando alcuni ‘casi-scandalo’, le cui cause sono state individuate nel ‘comportamento’ errato di singoli individui.

Il consenso politico della legge Gelmini poggia dunque su due punti: su un discredito di chi lavora nell’università pubblica e sulla assenza di un’indagine empirica che riesca a cogliere e tener conto della complessità ‘antropologica’ e ‘sistemica’ dell’università. La riforma, pertanto, non ha affatto contribuito ad alleviare le lacune e problematiche del sistema e della vita universitaria, anzi le ha aggravate.

D’altra parte, gli ultimi provvedimenti sull’università pubblica sposano a pieno gli obiettivi della legge 240, tra cui la riduzione drastica di nuovo personale universitario, che avrà delle ricadute evidenti sul funzionamento dell’intero sistema: l’aumento delle tasse agli studenti, una minore offerta didattica, il peggioramento della qualità della ricerca e dell’insegnamento.

Ipotesi e obiettivi della ricerca

Sulla base di tale premessa il comitato organizzatore dell’assemblea nazionale ha pensato di lanciare un progetto mirante a cogliere le reali problematiche del sistema universitario.

Non si tratta soltanto di delineare un quadro articolato dei malfunzionamenti del sistema-università, ma, di provare, sulla base dei dati emersi, a individuarne cause, origini ed effetti sul breve e lungo periodo.

Se si guarda poi all’università come a un ‘sistema’, per quanto questo possa svilupparsi autonomamente è interdipendente ad altri sottosistemi e a macrosistemi, soprattutto alle decisioni, scelte che qui vengono prese. A tale proposito ci sono due livelli di cui tener conto:

a) il rapporto tra il sottosistema università e il sistema politico, considerando in primo luogo come vengono distribuite e ripartite le risorse dello stato tra i vari ‘sottosistemi’ (ad esempio le spese militari, ecc.) e secondariamente quali politiche culturali e sociali vengono adottate nei confronti dell’università e dei suoi utenti: studenti; precari, strutturati;

b) il rapporto tra sistema università e il sistema-città-territorio, considerando quindi come agisce e si interrelaziona il governo locale con l’università e con i suoi utenti in termini di politica culturale e di welfare.

L’ipotesi di partenza del progetto è che le inefficienze del sistema universitario possano essere ricondotte principalmente a tre fattori tra loro interconnessi:

1) un complessivo disinvestimento sull’università;

2) una poco accurata gestione delle scarse risorse a disposizione;

3) la presenza di strutture di potere, in molti casi, di tipo personalistico che regolano i rapporti interni tra le componenti universitarie e l’accesso alla carriera accademica, che ledono il  funzionamento democratico dell’Università e possono compromettere la qualità della ricerca e della didattica;

In tal senso, possiamo affermare, la riforma Gelmini e i recenti provvedimenti del ministro Profumo non hanno fatto che aggravare la situazione attuale in cui versa l’università italiana.

La finalità ultima del progetto è quindi quella di riuscire a redigere un rapporto elaborato del sistema e del panorama universitario italiano che possa essere uno strumento ‘utile’ per coloro che studiano e lavorano all’università, per i cittadini poco informati sulla reale situazione dell’università italiana e soprattutto per coloro che hanno il potere di decidere sulle sorti e il futuro dell’università pubblica. L’idea è quindi non soltanto di fornire uno strumento conoscitivo, ma di costruire uno strumento che possa avere anche valenza simbolica e politica.

Descrizione del progetto e dei compiti della ricerca

Per verificare le ipotesi e rispondere agli obiettivi della ricerca si adotterà come strumento d’indagine un questionario semi-strutturato (da compilare e diffondere possibilmente on-line) rivolto alle varie componenti dell’università: studenti, dottorandi, precari della didattica e della ricerca, ricercatori strutturati, professori associati, professori ordinari, personale tecnico-amministrativo.

L’ambizione è di riuscire a estendere il più possibile il campo d’indagine. Ciò implica un lavoro di coordinazione e coordinamento che rende necessario:

a) un gruppo di coordinamento che si occupi di: 1) formulare i questionari; 2) analizzare i dati raccolti; 3) redigere dei resoconti parziali via via che vengono elaborati risultati intermedi e un rapporto finale in cui si presenti un quadro dettagliato di sintesi dei dati raccolti.

b) la costruzione di una rete tra i vari atenei del nord, centro e sud d’Italia che riesca a raggiungere le varie componenti sopra elencate e di ricoprire i diversi settori disciplinari.

Il questionario, che rimarrà anonimo, verrà suddiviso in due parti.

Nella prima parte verranno raccolti i dati strutturali del soggetto intervistato quali: età anagrafica; genere; città (stato) di provenienza; ruolo ricoperto all’università; settore disciplinare di riferimento; dipartimento di afferenza; università di afferenza.

Nella seconda parte verranno invece formulate domande aperte (lunghezza max. delle risposte da stabilire) finalizzate a raccogliere informazioni sulle condizioni lavorative all’interno dell’università.

La possibilità di diversificare la ‘valutazione’ sulla base dei dati strutturali di cui sopra  permetterà altresì di meglio individuare gli ‘anelli deboli’ dell’università e quali aspetti da parte di coloro che studiano e lavorano all’università devono essere migliorati o cambiati.

Per costruire la seconda parte del questionario sono state individuate le seguenti macro-categorie comuni che andranno poi riformulate a seconda della componente di riferimento:

1) Qualità e condizioni del lavoro dello studio e della ricerca;

2) Qualità della didattica (dalla prospettiva di chi insegna e dalla prospettiva di chi usufruisce del servizio);

3) Qualità delle strutture universitarie;

4) Qualità dei servizi universitari;

5) Qualità delle relazioni tra le varie componenti universitarie;

6) Qualità e trasparenza della valutazione e dei processi di valutazione

7) Prospettive future

1) Il primo punto riguarda principalmente: risorse e strumenti a disposizione; possibilità di partecipare e organizzare seminari, conferenze, progetti nazionali e internazionali; rapporti con riviste e case editrici; tempo a disposizione per lo studio/ricerca, ecc.

2) Rispetto al secondo punto gli aspetti d’interesse sono: l’offerta didattica; la distribuzione del carico didattico (rispetto alle ore complessive giornaliere e al semestre); la coerenza del piano didattico/di studio, ecc.

3) Il terzo punto concerne: la raggiungibilità e distribuzione  degli edifici universitari sul territorio; la qualità delle sue strutture e dei suoi spazi quali aule, biblioteche, laboratori; (ex. aule sovraffollate, poco o troppo riscaldate; mancanza di posti di studio, mobilio rovinato); la qualità dei servizi igienici; la sicurezza.

4) Nel quarto punto si presterà attenzione ai servizi in gestione dell’ateneo e a quelli in cogestione con altri enti pubblici. A tale proposito punti d’interesse sono: le biblioteche, in termini di orari di apertura, possibilità di prestito, facilità a trovare i volumi, ecc.; le strumentazioni a disposizione come computer, attrezzature di laboratorio, patrimonio librario; agevolazioni che riguardino trasporti pubblici, servizi culturali, mensa, ecc.

5) Nel quinto punto si cercherà di comprendere come sono strutturate le relazioni tra le componenti tenendo conto delle differenti situazioni interattive: lezioni; ricevimento del professore; rapporto con le segreterie e con le biblioteche del dipartimento e dell’ateneo; rapporto di lavoro e collaborazione con colleghi e superiori, ecc.

6) Il sesto punto riguarda principalmente: esami; sedute di laurea (triennale e specialistica); concorsi per dottorati, assegni di ricerca, posti per  ricercatori, professori associati, professore ordinari, ecc.

7) Con quest’ultimo punto si cercherà di comprendere quali prospettive future le varie componenti dell’università vedono per la loro carriera – dentro o fuori il mondo accademico – e  per l’università. Una delle ipotesi che si cercherà di appurare a tale riguardo è come il crescente disinvestimento nell’università disincentivi soprattutto le generazioni più giovani a proseguire non solo il proprio percorso all’interno del mondo accademico ma anche quello formativo.

In sintesi, attraverso lo strumento questionario si proveranno a raggiungere i seguenti obiettivi:

1)  restituire una panoramica articolata delle situazioni e condizioni lavorative nell’università italiana;

2)  raccogliere da un punto di vista multiprospettico impressioni e suggerimenti su quegli aspetti che coloro che studiano e lavorano all’università credono vadano migliorati o cambiati.

Infine, durante la elaborazione dei dati si terrà conto anche dei seguenti dati che il gruppo di ricerca provvederà, dove possibile, a raccogliere: a) bilancio dei singoli atenei e distribuzione delle risorse; b) bilancio complessivo della spesa per la formazione e la ricerca nell’università pubblica e su incidenza rispetto al bilancio complessivo delle spese; c) composizione della componente studentesca e della componente accademica considerando dove possibile i dati strutturali sopra indicati; d) percentuale e numeri reali dell’abbandono universitario; e) percentuali e numeri reali su base annua della fuoriuscita dalla carriera universitaria, ecc.

Nella redazione del rapporto finale si andranno quindi a relazionare i risultati della indagine empirica con i dati e le informazioni di ordine statistico, al fine di rendere più completo il quadro della ricerca e di meglio enucleare i nodi problematici emersi dal questionario.

 

I risultati del questionario verranno discussi pubblicamente sia nelle sedi locali che a livello nazionale, al fine di stimolare un dibattito che coinvolga attivamente studenti, ricercatori e docenti nell’elaborazione dei dati e delle conclusioni e per costruire, laddove assente, un ambito di iniziativa che dia un seguito al lavoro di inchiesta proponendo e organizzando iniziative e proposte.

Contatti per adesioni


Per chi è interessato al progetto e desidera aderire e contribuire a realizzarlo, si può rivolgere a:


– barbara.gruning2@unibo.it

– giorgio.tassinari@unibo.it

– ferretti@to.infn.it

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Un pensiero su “Un progetto di ricerca: “L’Università democratica” – Partecipazione e trasparenza per la costruzione di una nuova università pubblica

  1. maria rosaria marella

    Perché un discorso sull’università come bene comune non si riduca alla ripetizione di uno slogan suggestivo mi sembra essenziale immaginare l’università che vogliamo come il luogo privilegiato di ripensamento e trasformazione del modello attuale di società.
    Ed allora bisogna prendere atto di un dato di realtà: l’università ha cessato dopo l’approvazione della legge Gelmini di essere luogo di mobilitazione, e se è corretto affermare che i beni che definiamo comuni sono tali perché luoghi di conflitto e trasformazione, allora abbiamo un problema, compagn* dell’Università Bene Comune- lo dico come docente universitaria e come componente del Forum della Conoscenza della Federazione della Sinistra – abbiamo il problema di produrre un’azione politica dentro una comunità che, sebbene larga, rischia di rimanere marginale e di non saper parlare al paese ‘fuori’ dagli atenei. Non a caso una componente importante delle mobilitazioni anti-Gelmini è oggi decisa a ‘mollare’ l’università pubblica, considerandola ormai perduta. D’altra parte, a partecipare a certi consigli di facoltà in cui l’unica questione all’o.d.g. sembra essere come far quadrare il numero dei crediti con il monte ore richiesto a ciascun* docente, vien proprio da concludere che un simile baraccone deve essere lasciato andare senz’altro alla deriva.
    Allora io penso che un’assemblea nazionale di questa portata, convocata a tanti mesi di distanza dall’approvazione della Gelmini, sia l’occasione per proporre la questione dell’università come questione generale della società italiana. Più precisamente per proporre l’università italiana non come luogo neutro che debba in qualche modo essere salvato dallo smantellamento e/o dalla aziendalizzazione perché luogo di promozione di valori costituzionali quali l’uguaglianza sostanziale e la pari dignità sociale, ma in quanto luogo di critica e di LOTTA all’attuale sistema economico e di valori. Diversamente parlare di università come bene comune non ha molto senso.
    Per questo motivo mi sembra essenziale mettere al centro l’affermazione della produzione di conoscenza dentro l’università quale esito della cooperazione interna alla comunità universitaria e dei suoi scambi con l’esterno. Il carattere collettivo della ricerca e dei suoi risultati è negato nel presente sistema: la conoscenza prodotta nelle università è oggi destinata alla recinzione, sottoposta a diritti di proprietà intellettuale che escludono i non titolari. I meccanismi di technology transfer sono finalizzati a tradurre il sapere collettivamente prodotto nell’università pubblica e coi danari di tutti noi in merci appropriabili in via esclusiva sul mercato. L’illusione di attrarre in tal modo quelle risorse finanziarie che il pubblico non può più fornire induce a costruire sulle ‘recinzioni’ dei prodotti della ricerca i criteri della valutazione, i parametri di eccellenza delle strutture, i meccanismi di competizione fra gli atenei e, all’interno di essi, fra diverse discipline scientifiche, giù giù fino all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Quest’ultimo non essendo altro che l’ennesimo prodotto del capitalismo dell’immateriale che impone la competizione sfrenata fra le università, pubbliche o private che siano.
    Predicare l’università, almeno quella pubblica, come il luogo dell’open access, della libera accessibilità alla conoscenza, mi sembra un punto ineludibile di un progetto di università come bene comune. Tutte le università italiane hanno aderito nel 2005 alla Berlin Declaration sul libero accesso alla conoscenza via internet. Ma nessuna università si è dotata di repository e tutt’al più qualcuna pubblica materiale didattico su ITunesU, applicazione Apple volta a incrementare l’acquisto di iphone e ipad da parte di studenti e ricercatori. Per il resto prevale la policy del trasferimento di tecnologia, falsamente spacciato come sistema di finanziamento (la maggior parte dei proventi dell’eventuale brevetto nonché la sua titolarità spettano all’inventore e non all’università, in base all’art. 65 del codice della proprietà intellettuale) e degli spin-off. Esattamente il contrario di quanto l’università pubblica dovrebbe fare: arricchire e preservare il public domain.
    In conclusione è necessario proporre l’università come necessario momento di contrasto delle correnti dinamiche capitalistiche e da questo punto di vista denunciare le storture introdotte dalle ultime riforme, Gelmini fra tutte. Con questo spirito Alberto Burgio ed io abbiamo denunciato dalle pagine del Manifesto gli effetti disastrosi che il sistema della valutazione della ricerca avrà sul mercato dell’editoria e sull’intero panorama culturale nazionale. Della valutazione credo che l’unica cosa seria da dire sia citare Fantozzi all’ennesima visione coatta della corazzata Potemkin, pertanto non mi soffermo oltre. Ma menziono questo caso per ribadire la necessità di avviare una discussione sull’università che non indugi in technicalities (sebbene importantissime ad uno sguardo ‘interno’) ma sappia affrontare i temi strutturali che partendo dall’università investono l’intero paese, per approdare ad un progetto di università quale motore di radicale trasformazione.

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