Comunicato dell’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia Comparata della Letteratura sui risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale

Di fronte alla riproposizione di impermeabili ripartizioni disciplinari tra i saperi occorre rivendicare la natura unitaria e complessa delle discipline e la piena legittimità epistemologica dei saperi “improduttivi”. Il documento che pubblichiamo evidenzia una delle tante ricadute concrete della mercificazione/valutazione in atto nell’universo delle conoscenze.

L’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia Comparata della Letteratura (Compalit) intende esprimere alcune considerazioni generali dopo la pubblicazione dei risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, in rapporto al settore concorsuale 10/F1 (“Letteratura italiana, Critica letteraria e Letterature comparate”), risultati che destano viva preoccupazione in chiunque abbia a cuore le sorti della comparatistica in Italia.
Senza entrare nel merito delle scelte insindacabili della Commissione o dei singoli giudizi, l’Associazione non può tuttavia fare a meno di segnalare la rigidità a tratti fortemente conservatrice dei paradigmi con cui sono stati delineati i confini della disciplina ai fini dell’abilitazione, con una sostanziale prevalenza dell’ambito strettamente italianistico. In una congiuntura così complessa della vita universitaria, caratterizzata da nuove procedure di reclutamento che spesso richiedono accorpamenti tra vari settori disciplinari, invita quindi tutta la comunità scientifica a una fase di riflessione e di rilancio: occorre infatti riaffermare sia a livello culturale che istituzionale, con tutti i soggetti interessati (Ministero, Cun, Anvur, Settori affini, Dipartimenti), lo statuto e il ruolo della comparatistica, intesa non solo come confronto tra letterature nazionali ma come apertura produttiva verso altri orizzonti di ricerca, dagli studi culturali a quelli visuali, dall’intermedialità alla letteratura mondiale, dalla teoria letteraria alla sociologia della cultura. Questo approccio, da sempre sostenuto dall’Associazione, è peraltro delineato con chiarezza nella seconda parte della declaratoria del settore concorsuale 10/F1, declaratoria riformulata dopo l’accorpamento dei precedenti settori 10/F1 e 10/F4 (D.M. 12 giugno 2012, n. 159, All. B): “il settore si interessa all’attività scientifica e didattico-formativa nel campo degli studi sulle opere e sulle dinamiche culturali delle letterature europee e occidentali, nelle varie lingue in cui esse hanno operato e operano, dal Medioevo all’età contemporanea, e sui relativi autori, nonché nell’area della cosiddetta ‘letteratura mondiale’ (World Literature). Esso comprende gli studi di critica letteraria e di letterature comparate, che affrontano a livello teorico ed ermeneutico il problema generale della letteratura, dei generi, della produzione, della diffusione e valutazione dei testi, del confronto fra testi appartenenti a diverse letterature e culture, anche ai fini della loro resa letteraria in una lingua diversa da quella in cui sono stati elaborati”.
L’Associazione ribadisce dunque con forza il compito iscritto nel suo statuto e nella sua storia: chiede che tali istanze siano recepite e debitamente valutate in tutte le sedi opportune e si impegna affinché lo statuto della disciplina non venga messo in discussione: “L’Associazione ha per scopo il coordinamento e lo sviluppo, anche a livello istituzionale, dello studio della letteratura, inteso come indagine teorica e metodologica, come interesse alla comparazione fra le cultura letterarie e in generale come esplorazione del patrimonio tematico e formale della tradizione letteraria occidentale”. “Nostro campo di indagine è quanto di comune e di integrabile v’è nell’espressione letteraria e artistica di età e di ambiti geografici anche diversi e distanti, al di là delle specifiche identità di lingua, di storia e di cultura. […] Per noi ‘comparare’ significa comporre in un quadro generale e organico quei rapporti, quelle influenze, quelle derivazioni che lo studio della letteratura ha tradizionalmente suddiviso e considerato all’interno di settori limitati, retti dalle tipologie non dello scambio ma dell’appartenenza” (www.compalit.net).
È un problema peraltro che non riguarda solo la comparatistica, ma gli studi letterari in generale, la cui crisi attuale sfocerà in un’irreversibile decadenza se non saremo in grado di rinnovare metodi di ricerca e programmi di insegnamento in un’ottica di integrazione di diversi saperi, dalle letterature straniere alla filosofia, dalle arti visive alle scienze umane. La particolare sfida che ci attende nell’immediato futuro è che questa apertura – tratto distintivo della comparatistica, anche nel panorama internazionale − venga recepita da tutta la comunità scientifica come un valore e non come un limite, tanto ai fini dell’Abilitazione Scientifica Nazionale quanto di un obiettivo di più ampio respiro che riguarda l’assetto e il destino della nostra Università.

Federico Bertoni, Presidente
Massimo Fusillo, Presidente uscente
Sottoscrivono il documento:
Silvia Albertazzi
Marco Belpoliti
Piero Boitani
Remo Ceserani
Michele Cometa
Mario Domenichelli
Carlo Donà
Nadia Fusini
Maria Teresa Giaveri
Mario Lavagetto
Carla Locatelli
Franco Marenco
Arturo Mazzarella
Raul Mordenti
Guido Paduano
Gian Piero Piretto
Giovanni Saverio Santangelo
Sergio Zatti

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